Dalle lezioni sull’Anticristo a Roma alle Charter Cities: perché il Porto Franco di Trieste torna nella geopolitica del XXI secolo
Abstract
Dal 15 al 18 marzo 2026 Peter Thiel terrà a Roma un ciclo di lezioni dedicate all’Anticristo e all’Apocalisse davanti a una platea selezionata. L’evento, promosso dalla community Acts 17 e preceduto da incontri riservati della Praxis Society, ha suscitato curiosità e interrogativi politici.
Ma dietro la dimensione teologico-politica della visita emerge anche un’altra pista, finora poco discussa: l’interesse di ambienti legati all’ecosistema tecnologico e finanziario di Thiel per il Porto Franco Internazionale di Trieste.
La città giuliana rappresenta infatti un’anomalia giuridica unica in Europa. Grazie all’Allegato VIII del Trattato di Pace del 1947 possiede già quel quadro normativo di extraterritorialità economica che una parte della Silicon Valley sta cercando di costruire altrove attraverso progetti come Charter Cities e Network State. In altre parole, Trieste possiede già quel “software giuridico internazionale” che altri stanno cercando di costruire da zero nel resto del mondo.

Il Porto Vecchio di Trieste, area storica del porto e possibile fulcro di nuove dinamiche economiche legate allo status di Porto Franco internazionale.
Dalle lezioni sull’Anticristo alla geopolitica dei porti
Dal 15 al 18 marzo 2026 Peter Thiel parlerà a Roma di Anticristo e Apocalisse davanti a una platea rigorosamente selezionata dalla promotrice Acts 17. La location inizialmente tenuta riservata è stata indicata dalla stampa nell’Angelicum – Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino.
Il calendario romano si aprirà domenica 15 marzo con un raduno privato della community della Praxis Society: un evento di networking informale tra investitori, imprenditori tecnologici e “pionieri” arrivati in città prima dell’inizio delle lezioni.
Peter Thiel, spesso definito il guru della tecnodestra americana, non è soltanto un potente investitore tecnologico. È uno degli snodi più influenti tra capitale finanziario, innovazione tecnologica, apparati strategici e potere politico negli Stati Uniti.
Cofondatore di PayPal, fondatore di Palantir – società di analisi dei dati adottata da numerosi servizi di sicurezza statali – e sostenitore di progetti avanzati nei settori della difesa tecnologica, dell’intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati, Thiel è anche il principale mentore e finanziatore politico del vicepresidente americano J.D. Vance.

Peter Thiel e il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, figura politica cresciuta nell’orbita dell’imprenditore della Silicon Valley.
Molti osservatori sono rimasti sorpresi dalla scelta dell’Italia come sede di lezioni dedicate a temi teologici come l’Anticristo. In realtà le posizioni di Thiel si collocano all’interno di una visione che combina libertarianismo radicale e accelerazionismo tecnologico.
In questa prospettiva chiunque tenti di frenare lo sviluppo scientifico o tecnologico – per ragioni ambientali, etiche o sociali – diventa una minaccia alla libertà assoluta del mercato e dell’individuo. In questa lettura simbolica l’Anticristo rappresenta la figura di chi si oppone al progresso tecnologico illimitato.
L’immaginario imperiale della tecnodestra
La presenza di Thiel a Roma non ha solo una dimensione culturale o politica. Ha anche una dimensione simbolica.
Una parte della tecnodestra americana – da Thiel a Elon Musk – manifesta da tempo una fascinazione per il mito dell’Impero Romano e per la figura di Cesare.
Questa suggestione si traduce anche in un linguaggio architettonico definito Heroic Futurism, che combina monumentalità classica e tecnologia avanzata: un’estetica che fonde il marmo dell’impero con il silicio della Silicon Valley.
Non si tratta di semplice nostalgia storica, ma di una strategia comunicativa che mira a legittimare nuovi modelli di potere tecnologico attraverso un immaginario imperiale.
Il progetto delle Charter Cities
Da anni ambienti finanziari e tecnologici legati alla Silicon Valley promuovono la creazione di Charter Cities: città autonome dotate di un proprio sistema normativo progettato per attrarre capitali, imprese tecnologiche e lavoratori altamente qualificati.
Tra le organizzazioni più attive in questo campo figura Praxis, sostenuta anche attraverso fondi legati allo stesso Thiel come Founders Fund e Pronomos Capital.
La teoria economica alla base di queste iniziative, sviluppata tra gli altri dal premio Nobel Paul Romer e dal teorico libertarian Balaji Srinivasan, parte da un presupposto semplice: lo sviluppo economico dipende soprattutto dalla qualità delle istituzioni e delle regole.
Una Charter City non è quindi soltanto una zona economica speciale. È un sistema urbano in cui le regole – fiscali, amministrative e giuridiche – vengono progettate per attrarre capitale umano e finanziario su scala globale.
In questi modelli il rapporto tra cittadini e istituzioni assume una forma quasi societaria: i residenti aderiscono volontariamente a uno statuto normativo, mentre la governance può assumere forme simili a quelle di un consiglio di amministrazione.
Perché Trieste
Ma il punto davvero interessante di questa storia potrebbe non essere Roma.
Potrebbe essere Trieste.
Secondo diverse indiscrezioni circolate negli ambienti economici locali, ambienti imprenditoriali e finanziari legati all’ecosistema tecnologico americano starebbero osservando con interesse lo status giuridico del Porto Franco Internazionale della città.
Trieste possiede infatti una caratteristica unica nel panorama europeo: il Porto Franco Internazionale, istituito dall’Allegato VIII del Trattato di Pace del 1947.

Il sistema dei punti franchi del porto di Trieste previsto dall’Allegato VIII del Trattato di Pace del 1947.
Si tratta di una zona extradoganale dotata di uno status giuridico internazionale che rappresenta un’anomalia nel sistema normativo europeo.
In un certo senso il Porto Franco di Trieste rappresenta la continuazione, in forma giuridica internazionale, di quella tradizione di autonomia economica e amministrativa che la città aveva già conosciuto sotto l’Impero asburgico. Non è un caso che Trieste fosse uno dei pochi porti europei in cui la sovranità statale veniva deliberatamente attenuata per favorire il commercio globale.
Per decenni questa ambiguità – un trattato formalmente recepito ma mai pienamente attuato – è rimasta latente. Oggi, nel contesto di una crescente competizione geopolitica globale, sta tornando visibile.
E le eccezioni giuridiche tendono sempre ad attrarre chi è disposto a utilizzarle.
Trieste nella nuova mappa geopolitica
Negli ultimi mesi diversi segnali indicano che Trieste sia entrata in una nuova fase di attenzione strategica.
All’inizio del 2025 James Carafano, vicepresidente della Heritage Foundation – uno dei think tank conservatori più influenti degli Stati Uniti e autore del programma politico noto come “Project 2025” – ha visitato la città giuliana dopo aver partecipato a un convegno al Senato italiano dedicato al progetto IMEC, la cosiddetta “Via del Cotone”.

Il corridoio economico India–Medio Oriente–Europa (IMEC), progetto geopolitico promosso come alternativa occidentale alla Belt and Road Initiative cinese, la cui realizzazione concreta resta tuttora altamente incerta.
Durante quell’incontro Carafano ha dichiarato di avere “molti amici a Trieste”, segnalando come la città sia ormai parte di una nuova geografia strategica.
Un altro attore attivo nella regione è Kaush Arha, già senior advisor per le strategie globali del governo statunitense, oggi impegnato a promuovere iniziative economiche e geopolitiche legate ai nuovi corridoi commerciali tra Europa e Asia.
Il ritorno delle zone d’eccezione
Progetti come le Charter Cities, le ZEDE dell’Honduras o le comunità digitali teorizzate nel libro The Network State indicano una tendenza crescente: la ricerca di territori in cui le regole possano essere ridefinite più rapidamente di quanto consentano gli Stati tradizionali.
In questo contesto torna sorprendentemente attuale la celebre definizione del giurista Carl Schmitt:
“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.”
Per i teorici del Network State questa idea assume una nuova forma: la sovranità appartiene a chi riesce a creare e governare spazi normativi alternativi.
Trieste, con il suo Porto Franco internazionale, non deve inventare una nuova legalità.
Possiede già un software giuridico internazionale che la rende una possibile zona d’eccezione nel cuore dell’Europa.
E il solo fatto che attori internazionali di questo livello possano prenderla in considerazione segnala una cosa semplice: mentre Trieste continua spesso a discutere del proprio passato, altri stanno già valutando il suo futuro.
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Paolo Deganutti

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