Ricostruzione critica delle fonti italiane, croate, slovene e britanniche · edizione aggiornata, 14 agosto 2026
| Criterio di lettura. L’articolo distingue fatti accertati, conclusioni tecniche, informazioni d’intelligence e ipotesi politiche. La conclusione dell’inchiesta alleata — esplosione provocata da ignoti — non identifica l’OZNA e non elimina la responsabilità amministrativa del Governo Militare Alleato nella custodia del materiale. |
|---|
1. Conclusione in sintesi
La ricostruzione documentaria consente di sostenere quattro proposizioni, ma non una quinta:
- sulla spiaggia si trovava un deposito eterogeneo di residuati navali ancora carichi di esplosivo;
- gli ordigni risultavano ispezionati e privati dei normali dispositivi d’innesco, ma non svuotati;
- l’inchiesta militare alleata ritenne che la detonazione fosse stata provocata intenzionalmente da persona o persone ignote;
- il materiale rimase accessibile, non sorvegliato e non efficacemente isolato in un luogo frequentato dalla popolazione;
- non è invece dimostrato chi abbia materialmente predisposto l’innesco, né chi abbia impartito l’eventuale ordine.
La pista OZNA è storicamente plausibile e sostenuta da un’informativa d’intelligence britannica del 19 dicembre 1946; quella carta registra però informazioni provenienti dal controspionaggio italiano e non costituisce né la conclusione dell’inchiesta tecnica né una prova giudiziaria.1
2. Il contesto essenziale
Nell’agosto 1946 Pola apparteneva alla Zona A della Venezia Giulia, amministrata dalle forze angloamericane in applicazione dell’accordo di Belgrado del 9 giugno 1945. Il resto dell’Istria si trovava prevalentemente nella Zona B, amministrata militarmente dalla Jugoslavia. Il destino territoriale della città era discusso alla Conferenza della pace, mentre nella società polesana si fronteggiavano organizzazioni favorevoli all’Italia e organizzazioni favorevoli alla Jugoslavia.2
La Conferenza di pace di Parigi si riunì dal 29 luglio al 15 ottobre 1946 per esaminare i trattati con l’Italia e gli altri ex alleati europei della Germania. Per l’Italia, uno dei problemi principali era la delimitazione del confine con la Jugoslavia nella Venezia Giulia.
La Commissione interalleata e il destino di Pola
- Tra marzo e aprile 1946 una Commissione di esperti delle quattro potenze — Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica — svolse indagini sul posto, considerando composizione etnica, collegamenti economici e caratteristiche geografiche. La prevalenza italiana nel centro urbano di Pola emergeva dai dati esaminati, ma la Commissione non produsse una proposta di confine condivisa: ciascuna delegazione presentò una propria linea.
- Nel Consiglio dei ministri degli Esteri emersero orientamenti differenti. La linea francese divenne infine la base del compromesso fra le potenze, assegnando Pola e gran parte dell’Istria alla Jugoslavia.
- Quando avvenne l’esplosione di Vergarolla, il 18 agosto 1946, l’orientamento generale era già delineato, ma il progetto di trattato era ancora sottoposto alla Conferenza e le decisioni non erano state formalizzate.
- Il Trattato di pace fu firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 ed entrò in vigore il 15 settembre successivo.
La coincidenza temporale fra la strage e il negoziato costituisce un elemento indispensabile del contesto, ma non dimostra, da sola, né il movente né l’identità degli eventuali attentatori.3
La raccolta delle dichiarazioni di partenza era cominciata il 12 luglio 1946, oltre un mese prima dell’esplosione. Vergarolla poté accelerare e rendere irreversibili decisioni già maturate, ma non può essere descritta come l’origine unica dell’esodo.4
3. Cronologia minima del 18 agosto 1946
| Momento | Dato documentabile | Grado |
|---|---|---|
| Mattina | Gare natatorie della Coppa Scarioni e celebrazione del 60º anniversario della Pietas Julia. | Accertato |
| Primo pomeriggio | Famiglie, atleti e bagnanti sostano nella spiaggia e nella pineta; parte del pubblico prepara il pranzo. | Accertato |
| 14.10–14.15 | Esplosione del deposito di residuati bellici. | Accertato |
| Pochi istanti prima | Alcuni testimoni riferiscono un piccolo scoppio preliminare e una fiamma o un incendio. | Attestato, non univoco |
| Subito dopo | Intervento di civili, vigili del fuoco, mezzi e personale alleato; trasferimento dei feriti all’ospedale Santorio. | Accertato |
| 20 agosto | Funerali cittadini e sepoltura di vittime identificate e non identificate. | Accertato |
| 11 settembre | La stampa riferisce che la commissione britannica ha escluso l’incidente fortuito. | Accertato |
Le fonti coeve divergono sui particolari visivi della deflagrazione, ma concordano sul carattere improvviso, sulla concentrazione delle vittime nelle famiglie vicine al deposito e sulla difficoltà iniziale di identificare numerosi resti.5
4. Quante furono le vittime?
Il numero delle vittime è diventato esso stesso terreno di contesa. Le cifre di 100, 110 o 116 morti vengono ripetute nella memorialistica e nella comunicazione pubblica, ma non trovano una corrispondenza dimostrata negli elenchi nominali, nei registri di sepoltura e negli elenchi dei dispersi.
| Fonte o filiera | Numero indicato | Valutazione |
|---|---|---|
| L’Arena di Pola, agosto 1946 | 63 nominativi di dispersi; progressiva identificazione dei corpi | Fonte coeva primaria |
| Il Nostro Giornale, agosto 1946 | Ordine di grandezza analogo | Fonte coeva di opposto orientamento |
| Registri di sepoltura | Corpi identificati e resti non identificati registrati | Base documentaria più solida |
| Darko Dukovski | 63 morti | Ricostruzione archivistica |
| Tea Čonč | 65–70; difficilmente oltre 70 | Confronto tra registri, stampa e testimonianze |
| Memorialistica successiva | 100–116 | Non confermato dai registri |
Čonč conclude che il numero complessivo non dovrebbe superare significativamente le settanta persone: il numero dei resti sepolti coincide sostanzialmente con quello dei nomi noti o dei dispersi segnalati. La possibilità di alcune vittime non registrate non può essere esclusa, ma non autorizza a trasformare 63–65 morti documentati in 110–116.6
Formula prudente: almeno 63–65 morti documentati; possibile un piccolo numero aggiuntivo; non dimostrata la cifra superiore a cento. Il nuovo memoriale di Pola riporta 64 vittime identificate.7
5. Che cosa esplose?
La formula delle “ventotto mine antisbarco italiane contenenti nove tonnellate di tritolo” non coincide con l’inventario che emerge dai rapporti britannici. Le fonti descrivono un deposito eterogeneo; inoltre il numero degli oggetti presenti e quello degli ordigni effettivamente detonati possono non coincidere.
| Descrizione | Fonte | Esito critico |
|---|---|---|
| Circa 28 mine o ordigni; circa 9 tonnellate | Memorialistica e pubblicistica italiana | Stima tradizionale, non inventario tecnico univoco |
| 15–20 bombe di profondità, tedesche o tedesche e italiane | Primi rapporti britannici | Documentato nei fascicoli, ma non sempre coerente con il rapporto finale |
| 3 testate di siluro; 4 cariche TNT; 5 generatori fumogeni | Rapporto Erskine / atti d’inchiesta | Inventario tecnico più specifico |
| Mine navali italiane | Versione corrente | Generalizzazione non dimostrata per l’intero deposito |
Dukovski segnala espressamente la divergenza fra i documenti: due parlano di 15–20 bombe di profondità, mentre un terzo documento, formato tra settembre 1946 e febbraio 1947, indica tre testate di siluro, quattro cariche di TNT e cinque fumogeni.8
Mine, bombe di profondità e testate di siluro avevano funzioni e sistemi d’innesco differenti, ma potevano contenere masse considerevoli di alto esplosivo. Non è corretto descriverne genericamente il contenuto come “TNT compressissimo”: secondo modello, provenienza e periodo potevano essere impiegati TNT colato oppure miscele esplosive differenti. La composizione eterogenea del deposito impone inoltre di distinguere fra quantità complessiva presente, quantità effettivamente detonata e possibile propagazione per simpatia da una carica all’altra.
Gli ordigni erano stati recuperati nelle acque di Pola durante le operazioni di bonifica. Le fonti non consentono di attribuire con certezza uniforme la loro fabbricazione alla sola Italia: sono menzionati materiali tedeschi e italiani. In termini giuridico-amministrativi, fonti croate sostengono che il materiale fosse rivendicato dalla Jugoslavia come preda bellica, pur rimanendo sotto controllo alleato in attesa delle decisioni competenti.9
6. Disinnescati non significa privi di esplosivo
Le ispezioni avevano lo scopo di rendere il materiale incapace di esplodere nelle condizioni ordinarie. Non risulta che le cariche fossero state rimosse. Un ordigno privo della propria spoletta può ancora detonare se viene collegato a un nuovo innesco o investito da una carica detonante adeguata.
Il trinitrotoluene, comunemente denominato TNT o tritolo, è un esplosivo secondario relativamente poco sensibile agli urti ordinari, all’attrito e alla fiamma rispetto agli esplosivi primari impiegati nei detonatori.
- Il TNT fonde a circa 80,4 °C e, se acceso in quantità limitate e non confinate, tende normalmente a bruciare anziché passare immediatamente alla detonazione.
- La detonazione richiede di regola un impulso d’urto sufficientemente intenso, fornito da un detonatore e, secondo la configurazione della carica, da un booster. La velocità di detonazione del TNT ad alta densità è nell’ordine di 6,9 km/s, ma varia in rapporto alla densità e alle condizioni della carica.
- L’assenza delle spolette ordinarie riduceva fortemente la possibilità di un’esplosione accidentale, ma non rendeva gli ordigni privi di pericolo o assolutamente inerti. Riscaldamento intenso, confinamento, contaminazione, componenti d’innesco non rimossi o detonazione di un’altra carica potevano produrre fenomeni più complessi, compresa la detonazione per simpatia.
- Non sarebbe stato necessario reinnescare separatamente ogni ordigno: un’eventuale detonazione iniziale sufficientemente energica poteva propagarsi alle cariche vicine.
Il semplice riferimento a un fiammifero, a un braciere o a un piccolo fuoco superficiale non costituisce pertanto, da solo, una spiegazione tecnicamente adeguata della detonazione quasi simultanea di una grande massa di ordigni. L’ipotesi di un innesco deliberato è compatibile con le caratteristiche dell’evento e con le conclusioni dell’inchiesta alleata; il dispositivo concretamente impiegato, tuttavia, non fu recuperato né identificato.10
La documentazione alleata riferisce una verifica eseguita il 27 luglio 1946, circa tre settimane prima della strage, e la certificazione del materiale come disarmato e sicuro. Questa circostanza sostiene l’ipotesi del sabotaggio, ma rende ancora più discutibile la scelta di lasciare sul posto una grande quantità di esplosivo utilizzabile.11
7. Custodia e responsabilità del Governo Militare Alleato
Il deposito si trovava nell’area amministrata dal GMA. Le autorità alleate ne conoscevano l’esistenza e ne avevano disposto o accettato le ispezioni. Il materiale non era custodito permanentemente; non risultava efficacemente isolato dalla popolazione e i bagnanti potevano avvicinarsi agli ordigni.
Gli ordigni rimasero per un periodo prolungato sulla battigia, in attesa della rimozione, dell’assegnazione o della distruzione definitiva. Non è invece documentato con sufficiente precisione un piano già disposto di “smaltimento via mare”. Indipendentemente dall’origine dell’esplosione, lo stazionamento in un’area accessibile documenta un’insufficienza nelle misure di segregazione, vigilanza e custodia. Per qualificarla come violazione di una specifica norma operativa occorrerebbe tuttavia individuare l’ordine o il regolamento allora vigente.
| Questione | Dato | Valutazione |
|---|---|---|
| Controllo territoriale | Pola era sotto amministrazione militare alleata. | Accertato |
| Disponibilità materiale | Gli ordigni rimasero sul posto in attesa di rimozione o assegnazione. | Accertato in termini generali |
| Recinzione e cartelli | Le fonti descrivono assenza di protezione efficace; è possibile l’esistenza di resti di una vecchia delimitazione militare. | Accessibilità accertata; dettaglio da non assolutizzare |
| Sorveglianza | Nessuna guardia permanente. | Accertato |
| Pericolosità conosciuta | Ritenuti sicuri contro detonazione spontanea; cariche esplosive ancora presenti. | Accertato |
| Afflusso di pubblico | Manifestazione annunciata e di dimensione incompatibile con un accesso realmente vietato. | Altamente probabile |
Erskine riconobbe che il materiale non era recintato né sorvegliato perché considerato innocuo. Nella chiusura del 14 febbraio 1947, il brigadiere Bastin sostenne che non fosse praticabile collocare guardie e che nessuna colpa ricadesse sulle autorità alleate.12
Questa è una valutazione interna dell’amministrazione coinvolta, non una decisione di un organo indipendente. Anche ammettendo che la detonazione sia stata opera di sabotatori, resta una responsabilità amministrativa di prevenzione: la possibilità di un intervento criminale su esplosivo accessibile era precisamente uno dei rischi da impedire.
8. Che cosa concluse l’inchiesta alleata
| Data | Documento o autore | Conclusione |
|---|---|---|
| 27 luglio 1946 | Ispezione tecnica | Materiale disarmato e ritenuto sicuro. |
| 8 settembre 1946 | Rapporto del brigadiere M. D. Erskine | Impossibile l’esplosione senza innesco; detonazione deliberata da ignoti. |
| 7 ottobre 1946 | Rapporto conservato in WO 204/10882 | Ulteriori dati su ordigni, vittime e inchiesta. |
| 19 dicembre 1946 | “Sabotage in Pola”, WO 204/12765 | Informativa d’intelligence che indica Kovacich e l’OZNA. |
| 14 febbraio 1947 | Chiusura del brigadiere Bastin | Conferma l’azione di ignoti ed esclude la colpa delle autorità alleate. |
La frase determinante di Erskine fu: “The ammunition was deliberately exploded by person or persons unknown”. La motivazione richiamava l’ispezione precedente, l’impossibilità di un’autodetonazione normale e le testimonianze su un piccolo scoppio e un principio d’incendio immediatamente prima della deflagrazione.13
La formula stabilisce un’origine dolosa secondo la commissione. Non stabilisce identità, organizzazione, nazionalità o movente degli autori. La successiva informativa su Kovacich non fu incorporata in una conclusione giudiziaria e non modificò formalmente l’esito “persons unknown”.
9. Il documento “Sabotage in Pola”
L’informativa del 19 dicembre 1946 afferma che una fonte di controspionaggio ritenuta attendibile indicava Giuseppe Kovacich quale “uno dei sabotatori”. Lo descriveva come specialista in azioni terroristiche, corriere dell’OZNA tra Fiume e Trieste e non più visto nella Venezia Giulia dopo l’esplosione.14
| Il documento prova | Il documento non prova |
|---|---|
| Che nel dicembre 1946 circolava un’accusa circostanziata contro Kovacich. | Che Kovacich si trovasse a Vergarolla il 18 agosto. |
| Che l’informazione fu registrata dagli apparati britannici. | Che la fonte originaria avesse assistito ai fatti. |
| Che Kovacich era ritenuto collegato all’OZNA e dotato di competenze operative. | Che esistesse un ordine dell’OZNA o dei vertici jugoslavi. |
| Che gli inglesi considerarono l’informazione degna di trasmissione. | Che l’accusa fosse corroborata da reperti, arresti, confessioni o riscontri indipendenti. |
L’espressione “fonte attendibile” riguarda la valutazione informativa, non la dimostrazione processuale del contenuto. Il rapporto britannico attribuisce la notizia a una fonte di controspionaggio; la letteratura successiva ne ha collegato la provenienza ad ambienti informativi militari italiani e, in particolare, all’808º Battaglione controspionaggio. Questo collegamento va presentato come ricostruzione della provenienza, non come identificazione integrale ed esplicita della fonte originaria nel documento. Identità, modalità di acquisizione e riscontri indipendenti restano incompleti. L’informativa deve inoltre essere letta nel clima di conflitto politico e informativo fra apparati italiani e jugoslavi del primo dopoguerra.15
10. Ipotesi OZNA: elementi favorevoli e limiti
L’OZNA, acronimo di Odjeljenje za zaštitu naroda — in italiano, “Dipartimento per la protezione del popolo” — era il servizio politico e di sicurezza della Jugoslavia comunista. La grafia serba latinizzata è anche Odeljenje; la forma Odjeljenje è quella normalmente richiamata nell’acronimo storico.
| Elementi favorevoli | Elementi mancanti o contrari |
|---|---|
| L’OZNA operava nella Venezia Giulia e disponeva di agenti, reti clandestine e competenze esplosive. | Nessun ordine jugoslavo rinvenuto o pubblicato. |
| Kovacich è indicato nominalmente in una nota britannica basata su fonte italiana. | Identità anagrafica e presenza sul luogo non dimostrate. |
| L’obiettivo colpì una manifestazione con forte partecipazione filoitaliana. | La strage poteva danneggiare la posizione internazionale jugoslava durante la Conferenza di pace. |
| Il terrore prodotto poteva favorire l’abbandono della città. | L’esodo era già organizzato e pubblicamente annunciato prima del 18 agosto. |
| Altre attività clandestine jugoslave nella Zona A sono documentate. | Nessun collegamento forense fra quelle reti e il dispositivo d’innesco. |
La conclusione corretta non è “l’OZNA è innocente”, ma “la responsabilità dell’OZNA non è stata dimostrata”. Capacità, opportunità e possibile movente rendono la pista seria; non sostituiscono la prova dell’esecuzione concreta.
11. Le ipotesi alternative
| Ipotesi | Elementi a favore | Problemi probatori | Valutazione |
|---|---|---|---|
| Incidente | Fuochi per il pranzo; materiale bellico deteriorato; deposito accessibile. | Contrasta con ispezioni e conclusione tecnica alleata; manca una dinamica convincente per la detonazione generale. | Possibile ma meno probabile |
| Riccardo Saccon | Testimonianza tardiva di Benedetto Buich: un braciere sarebbe stato gettato in un ordigno aperto. | Racconto isolato, tardivo, tecnicamente contestato; Saccon e familiari morirono; nessun riscontro coevo. | Non dimostrata |
| Gruppi monarchico-fascisti italiani | Capacità militari e possibile interesse a screditare la Jugoslavia. | Nessun ordine, esecutore o reperto; l’effetto reale fu demoralizzare i filoitaliani. | Speculativa |
| Anticomunisti jugoslavi | Possibile interesse a sabotare la posizione di Tito. | Mancano completamente riscontri operativi. | Speculativa |
| OZNA o rete filojugoslava | Capacità, infiltrazione, obiettivo politico e informativa Kovacich. | Nessuna prova indipendente dell’ordine o dell’esecuzione. | Plausibile, non provata |
La testimonianza Buich è utile come esempio del problema metodologico: il testimone dichiarò di avere visto Riccardo Saccon gettare un braciere acceso in una mina aperta, ma il racconto comparve pubblicamente molti decenni dopo ed è privo di conferme. La stessa Čonč ne evidenzia le incongruenze e la collocazione politica del narratore.16
Gaetano Dato mantiene aperte tre piste — jugoslava, monarchico-fascista italiana e anticomunista jugoslava — dichiarando di ritenere personalmente più probabile la prima, ma riconoscendo che le altre due non sono provate e che neppure la pista jugoslava raggiunge una dimostrazione definitiva.17
12. Quattro aree linguistiche, quattro memorie
| Area documentaria | Contributo utile | Distorsione ricorrente |
|---|---|---|
| Italiana coeva filoitaliana | Cronaca, nomi, funerali, critica al GMA. | Attribuzione indiretta ai “titini” mediante il cui prodest. |
| Italiana comunista | Denuncia della mancata custodia alleata. | Esclusione preventiva della responsabilità jugoslava. |
| Esule italiana successiva | Conservazione della memoria e delle testimonianze. | Trasformazione della pista OZNA e dei 100–116 morti in fatti acquisiti. |
| Croata/jugoslava | Registri locali, studio del contesto urbano e critica delle cifre. | Lungo silenzio pubblico e tendenza a ridurre la pista jugoslava a propaganda. |
| Slovena | Inquadramento dell’esodo e prudenza sull’attribuzione. | Ricerca archivistica autonoma molto limitata sul caso specifico. |
| Britannica | Rapporti tecnici, inventario, cronologia investigativa. | Autoassoluzione amministrativa del GMA e mancata identificazione dei responsabili. |
Le fonti slovene disponibili trattano soprattutto Vergarolla come elemento della memoria dell’esodo. Miha Kosmač osserva che l’esplosione è frequentemente richiamata come prova della violenza jugoslava e come causa dell’abbandono di Pola, ma non offre una dimostrazione autonoma della responsabilità OZNA.18
13. Vergarolla e l’esodo da Pola
Il nesso storico va formulato senza confondere cronologia e causalità. Prima della strage erano già in corso la raccolta delle dichiarazioni di partenza e la mobilitazione politica contro il trasferimento alla Jugoslavia. Dopo il 18 agosto, Vergarolla divenne per molti polesani la rappresentazione concreta della futura insicurezza.
| Affermazione | Giudizio |
|---|---|
| L’esodo era già contemplato e organizzato prima della strage. | Accertato |
| Vergarolla accrebbe paura, sfiducia e senso d’irreversibilità. | Fortemente attestato |
| Vergarolla fu l’unica causa dell’esodo. | Falso / riduttivo |
| L’attentato fu sicuramente ordinato per produrre l’esodo. | Non dimostrato |
| L’evento venne successivamente incorporato nelle opposte memorie nazionali. | Accertato |
Dire che la strage “provocò l’esodo” cancella trattative internazionali, mutamento di sovranità, paura del regime comunista, opzioni di cittadinanza, propaganda italiana e dinamiche familiari. Dire che non ebbe alcun effetto significa ignorare testimonianze e successione degli eventi.
14. Matrice conclusiva delle evidenze
| Affermazione | Stato |
|---|---|
| L’esplosione avvenne verso le 14.10–14.15 del 18 agosto 1946. | ACCERTATO |
| Le vittime furono civili e inclusero numerosi bambini. | ACCERTATO |
| I morti documentabili sono circa 63–65; il massimo prudente è circa 70. | ALTAMENTE PROBABILE |
| I morti furono sicuramente 100–116. | NON DIMOSTRATO |
| Esplosero esattamente 28 mine antisbarco tutte italiane. | NON DIMOSTRATO |
| Il deposito comprendeva residuati navali eterogenei ancora carichi. | ACCERTATO |
| Il materiale era stato ispezionato e considerato sicuro contro esplosione spontanea. | ATTESTATO DAI RAPPORTI ALLEATI |
| Il deposito era efficacemente custodito e inaccessibile. | CONTRADDETTO DALLE FONTI |
| L’inchiesta alleata concluse per una detonazione deliberata da ignoti. | ACCERTATO |
| L’inchiesta alleata identificò l’OZNA. | FALSO |
| Una nota britannica riportò un’accusa italiana contro un agente OZNA. | ACCERTATO |
| Giuseppe Kovacich partecipò materialmente alla strage. | NON DIMOSTRATO |
| Tito o i vertici jugoslavi ordinarono l’attentato. | TOTALMENTE INDIMOSTRATO |
| Il GMA ebbe responsabilità amministrativa nella gestione del rischio. | DOCUMENTALMENTE SOSTENIBILE |
| Vergarolla accelerò o consolidò la scelta di partire. | ALTAMENTE PROBABILE |
15. Conclusione
Vergarolla non è un delitto risolto. La documentazione britannica rende più solida l’ipotesi dell’azione intenzionale, ma non identifica gli autori. L’informativa su Giuseppe Kovacich rende la pista OZNA degna di indagine; non la trasforma in una verità giudiziaria o storiografica definitiva.
Due responsabilità devono perciò rimanere distinte. La prima, criminale, appartiene a persone tuttora ignote. La seconda, amministrativa, riguarda un governo militare che permise a una grande quantità di esplosivo di restare accessibile in una città attraversata da scontri politici, apparati clandestini e tensioni internazionali.
La memoria delle vittime non richiede una sentenza fabbricata. Richiede esattamente il contrario: che una fonte d’intelligence non venga chiamata prova, che una stima non venga chiamata censimento e che l’assenza di un colpevole identificato non diventi il pretesto per cancellare ciò che i documenti consentono invece di affermare.
Fonti e letture principali
- U.S. Department of State, FRUS 1946, rapporto della Commissione di esperti sul confine italo-jugoslavo, 27 aprile 1946.
- Tea Čonč, “Eksplozija na Vergaroli u Puli 18. kolovoza 1946. godine”, Povijest u nastavi, 2009, pp. 133–176.
- Darko Dukovski, “Povijesna ekspertiza tragedije na pulskoj Vargaroli”, Histria, 2011, pp. 79–112.
- Istrapedia, “Vargarola (Vergarola)”, sintesi aggiornata e bibliografia.
- Miha Kosmač, “Organizirana izselitev prebivalstva iz Pulja”, Acta Histriae, 2015, pp. 511–530.
- Gaetano Dato, Vergarolla, 18 agosto 1946, LEG, Gorizia, 2014 — scheda/recensione.
- Glas Istre, “Vergarola – žrtve između dva žrvnja”, 18 agosto 2019.
- NIOSH Pocket Guide to Chemical Hazards, “2,4,6-Trinitrotoluene”, dati fisico-chimici e di sicurezza.
Nota archivistica
I fascicoli britannici richiamati dagli studi sono conservati presso The National Archives, Kew, serie War Office 204: WO 204/10790; WO 204/10882; WO 204/12765; WO 204/12871. Le segnature sono riportate secondo gli studi che hanno consultato gli originali. Le riproduzioni integrali non risultano liberamente consultabili online; per questo l’articolo distingue sempre la carta archivistica dalla sua trascrizione o analisi pubblicata.

newsletter
contact us
donations