Due territori, due popoli, due storie diverse.
Eppure, una stessa anomalia li accomuna: il diritto internazionale dice una cosa, la geopolitica ne fa un’altra.
Da una parte la Palestina, dall’altra il Territorio Libero di Trieste (TLT). Entrambi riconosciuti de jure da risoluzioni e trattati delle Nazioni Unite.
Entrambi ignorati, occupati o strumentalizzati de facto.
E in mezzo, gli Stati, gli eserciti, le diplomazie e… i silenzi.
Oggi, grazie a un documento CIA desecretato nel 2022, possiamo dire con certezza che già nel 1951 il Porto Franco di Trieste veniva utilizzato per rifornire Israele, nonostante fosse tecnicamente sotto tutela internazionale.
Il tutto in violazione dello Statuto ONU del TLT, che ne prevedeva la neutralità, demilitarizzazione e un’amministrazione separata da Italia e Jugoslavia.
Siamo di fronte a una verità scomoda. E come tutte le verità scomode, va nascosta meglio della menzogna.
Il diritto scritto, ignorato
Nel 1947 il Trattato di Pace con l’Italia crea il Free Territory of Trieste, con tanto di confini definiti, cittadinanza propria e uno statuto permanente, approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
L’articolo 21 è chiarissimo:
“Il Territorio Libero di Trieste è riconosciuto da Italia e dalle Potenze Alleate. La sua integrità e indipendenza devono essere assicurate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
Più avanti, lo Statuto aggiunge:
“Il Territorio Libero sarà smilitarizzato e dichiarato neutrale. Nessuna forza armata o attività paramilitare sarà permessa”.

Il documento che l’Occidente finge di non aver mai letto. Articolo 21 del Trattato di Pace del 1947: nero su beige, nero su trattato.
Benissimo. Queste righe sono tuttora valide, mai abrogate da alcun atto successivo – né avrebbero potuto esserlo, trattandosi di un Trattato internazionale imposto all’Italia da 21 Stati vincitori della seconda guerra mondiale.
Solo che non sono mai state applicate.
- Nel 1954, l’Italia ottiene di fatto l’amministrazione della Zona A del TLT in base al Memorandum di Londra.
- Non è un atto di sovranità, ma una delega di amministrazione a Italia e Jugoslavia, un gentlemen’s agreement. Che però dura da 70 anni.
In pratica, gli Stati Uniti barattarono con Italia e Jugoslavia ciò che non gli apparteneva: una sovranità che spettava al Consiglio di Sicurezza, e che venne accantonata in nome di equilibri politici e militari della Guerra Fredda.
Una spartizione di fatto, mai legittimata né dal diritto internazionale, né da un nuovo trattato. - Come l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi.
Trieste–Israele: i traffici che non si devono sapere

CIA, 1951 – Trieste esporta verso Israele. Ferro, motori, generatori e camion partono dal Territorio Libero di Trieste diretti a Tel Aviv e Haifa. La nave israeliana SS DROMIT salpa il 6 luglio: traffici registrati, controllati, ma oggi dimenticati. Washington e Roma lo sapevano. Oggi fingono di non ricordare.
Arriviamo al documento CIA desecretato nel 2022, datato 1951.
Titolo: “Goods exported to Israel via Trieste”.
In parole povere: beni destinati a Israele venivano fatti transitare segretamente da Trieste, allora porto internazionale sotto tutela ONU.
Una triangolazione comoda: l’Italia, divenuta protettorato atlantico dopo la resa incondizionata di Cassibile, finge di non vedere – e in fondo, che altro avrebbe potuto fare? Gli USA usano Trieste come retrovia logistica per Israele, mentre l’ONU, come spesso accade, gira lo sguardo altrove.
È un dettaglio storico? No.È la prova materiale che il porto di Trieste veniva già allora usato in funzione atlantica e mediorientale, violando lo statuto internazionale e la neutralità imposta.
E oggi la storia si ripete: la NATO, le esercitazioni congiunte, il progetto IMEC (India-Middle East-Europe Corridor), i traffici “umanitari” verso l’Ucraina.
– Sempre da Trieste.
– Sempre fuori dalle regole scritte.
Il “caso Gerusalemme”: Trieste come modello dimenticato
Nel 1947, con la Risoluzione 181, l’ONU propose di sottrarre Gerusalemme alla contesa tra arabi ed ebrei, istituendo un corpus separatum, ovvero un regime internazionale speciale amministrato dalle Nazioni Unite.
Quello che pochi ricordano è che nel marzo 1949, mentre il sangue era ancora fresco sulle pietre della Città Santa, il Comitato ONU su Gerusalemme trasmetteva ai suoi membri tre documenti di riferimento: l’articolo 21 del Trattato di Pace con l’Italia, lo Statuto Permanente e l’Atto per il Regime Provvisorio del Territorio Libero di Trieste. (Link al documento integrale.)
Sì, proprio Trieste: modello giuridico esportabile, “esempio concreto” di amministrazione internazionale da applicare a Gerusalemme.

Gerusalemme, 1947: il sogno ONU di una città internazionale. La Risoluzione 181 prevedeva per la Città Santa un corpus separatum sotto amministrazione ONU, ispirato al modello del Territorio Libero di Trieste. Un progetto di pace mai attuato, svanito tra guerra e diplomazie in ritirata.
Una traccia clamorosa, poi rapidamente rimossa dagli archivi della memoria collettiva.
Il piano, già fragile, fu spazzato via nel 1948 dallo scoppio della prima guerra israelo-araba: Gerusalemme venne spezzata in due, l’ONU si fece da parte, e il “modello Trieste” finì sotto la polvere insieme a tante altre risoluzioni inapplicate.
Due territori, una sola logica: occupare, usare, cancellare
Il parallelo è imbarazzante, ma reale:
Palestina: uno Stato riconosciuto come “osservatore ONU”, con confini mai rispettati, bombardato e occupato.
TLT: uno Stato riconosciuto da trattato internazionale e Statuto ONU, mai applicato, e annesso de facto da Roma e Belgrado.
In entrambi i casi, la realtà supera la finzione diplomatica.
In entrambi i casi, si predica il diritto, ma si pratica l’interesse.
Mancato sviluppo e uso strategico del porto: Trieste oggi
Nel 1947, l’ONU non si limitò a disegnare confini: lo Statuto del TLT includeva precise garanzie di sviluppo economico, diritti civili e funzionamento democratico.
Prevedeva una cittadinanza propria, un’Assemblea Popolare, una moneta, una magistratura indipendente e un porto internazionale amministrato secondo l’Allegato VIII del Trattato di Pace.
Tutto cancellato nella pratica.
Il punto franco è stato smembrato e privatizzato, il diritto allo sviluppo del territorio sistematicamente ignorato, e le decisioni su traffici, dogane e infrastrutture passano a Roma o a Bruxelles.
Oggi Trieste è al centro del nuovo progetto strategico IMEC, pensato come alternativa alla Via della Seta.
E ancora una volta, il porto viene usato come strumento geopolitico, senza che nessuno si ponga il problema: a chi appartiene davvero?
Il “caso Gerusalemme”: un’altra promessa ONU svanita
Nel 1947, con la Risoluzione 181, l’ONU propose di sottrarre Gerusalemme alla contesa e di istituirvi un regime internazionale speciale (corpus separatum) amministrato dalle Nazioni Unite.

Trieste, 4 novembre 1947 – “Quotidiano del Territorio Libero” In prima pagina, Il Corriere di Trieste riporta due verità oggi sepolte sotto la polvere: da un lato, la nascita del Territorio Libero di Trieste; dall’altro, la proposta sovietica per la Palestina sotto supervisione ONU – lo stesso modello giuridico pensato per Trieste. Una pagina sola, due regimi internazionali: poi abbandonati entrambi.
Il modello, simile a quello pensato per Trieste, non fu mai applicato.
— Nel 1948 la guerra spezzò la città in due.
— Nel 1949 la Risoluzione 303 ribadì il progetto. Ma era già troppo tardi.
Due verità sotto sequestro: cronologia comparata
Trieste (TLT) | Palestina | Gerusalemme |
---|---|---|
1947 – Creato il TLT con Statuto ONU | 1947 – ONU approva la partizione (Risoluzione 181) | 1947 – Gerusalemme designata corpus separatum |
1951 – Documento CIA: traffici verso Israele | 1948–49 – Israele proclama lo Stato | 1949 – Risoluzione 303 sull’internazionalizzazione |
1954 – L’Italia ottiene l’amministrazione della Zona A | 1974–88 – L’OLP è riconosciuta, ma lo Stato non nasce | 1950–oggi – Controllo diviso, ONU assente |
2024–25 – IMEC e privatizzazione del porto | 2012–oggi – Palestina “Stato osservatore ONU” | Oggi – Lo status resta irrisolto |
Il nodo politico: ridere per non rispondere
Chi oggi difende la Palestina è accusato di antisemitismo.
Chi difende il TLT, fino a pochi anni fa, veniva semplicemente deriso.
Altro che argomentazioni giuridiche: ci urlavano contro che parlavamo di “vecchie carte”, come se il diritto internazionale fosse yogurt scaduto.
— In un’udienza, l’Avvocatura dello Stato parlò di “Topolinia”.
— In un’altra: “Trieste è italiana perché lo è geograficamente”.
— In un’altra ancora: “ci sono segni inequivocabili dell’italianità”… tipo le pizzerie.
— E quando finivano le battute, scattava l’etichetta “siete titini”, valida per ogni stagione, Facebook compreso.
Oggi non ridono più.
Ora tacciono, come se volessero rimuovere l’Ombra.
Quella vera. Quella che Carl Jung definiva la parte più oscura e rifiutata della psiche collettiva.
Perché certe verità non si negano: si trattiene il respiro e si spera che non escano dall’angolo buio in cui sono state cacciate.
Appendice – L’attualità di due verità irrisolte
Il parallelo tra Palestina e Trieste si ferma dove deve fermarsi: alla comune sospensione giuridica, non certo al dramma umano.
Nessuno oggi muore di fame a Trieste, né sotto le bombe e neanche falciato da raffiche di mitra.
Ma entrambe le situazioni sono figlie di un idealismo postbellico rimasto sulla carta, e di risoluzioni ONU mai pienamente attuate.
Nel caso palestinese, le Risoluzioni 181 e 194 sono diventate promesse irrealizzabili in un mondo dominato da interessi strategici.
Nel caso triestino, l’art. 21 del Trattato di Pace e lo Statuto del TLT del 1947 giacciono intatti ma ignorati.
Intanto, mentre Gaza brucia, Trieste diventa crocevia dell’IMEC.
Il Porto Vecchio – parte del Porto Franco internazionale – viene privatizzato, in violazione dell’Allegato VIII.
Diritto allo sviluppo? Solo sulla carta
Lo Statuto del TLT prevede:
-
sviluppo economico
-
autonomia fiscale
-
transito commerciale libero
-
amministrazione indipendente
Tutto negato.
I bilanci del porto finanziano strutture italiane.
La cittadinanza triestina è ignorata.
I beni pubblici del TLT sono registrati a favore di enti italiani senza titolo giuridico.
Nel linguaggio ONU, si chiama violazione del diritto allo sviluppo.
A Trieste, si continua a chiamarla “normalità”.
Una normalità che implica anche la sistematica negazione dei diritti civili fondamentali, come quello alla cittadinanza.

Dal Trattato alla petizione. 1947: il Trattato di Pace istituisce il Territorio Libero di Trieste come entità sovrana e indipendente. 2014: mille cittadini rivendicano formalmente quel diritto mai applicato, invocando gli stessi accordi internazionali. La storia non è finita: l’hanno solo insabbiata.
Lo dimostrano le circa 1000 affermazioni del diritto alla cittadinanza del Territorio Libero di Trieste, formalmente consegnate il 31 marzo 2017 da Alfred de Zayas – in qualità di esperto indipendente delle Nazioni Unite – al Registry Office del Palais Wilson di Ginevra.
Richieste basate su norme internazionali ratificate anche dallo Stato italiano e tuttora in vigore: dal Trattato di Pace del 1947 al Patto sui Diritti Civili e Politici del 1976.
Ma non ci fu solo silenzio. Quelle istanze – insieme alla petizione per la nomina del Governatore – furono trasmesse anche all’Ufficio Legale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, come ricostruito in questo articolo precedente.
E tuttavia, la risposta ufficiale resta il silenzio.
Un silenzio che, tanto a Trieste quanto in Palestina, è tutto fuorché neutrale. Il silenzio è sempre una scelta politica.
Conclusione: e se uno Stato sollevasse la questione?
La Jugoslavia lo fece. Ma oggi non c’è più.
E se domani un altro Stato – Ungheria? Serbia? Russia? – decidesse di sollevare il caso TLT all’ONU, sulla base del Trattato di Pace e dello Statuto mai abrogato?
A quel punto, la “normalità” italiana – e dell’intero blocco occidentale – si troverebbe improvvisamente sotto riflettori molto scomodi.
Perché è evidente che una simile iniziativa non verrebbe mai da uno Stato allineato agli Stati Uniti, ma solo da un attore disposto a mettere in discussione l’ordine atlantico post-1945.
Perché mai nessun guru della geopolitica aveva previsto la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989, né la rovinosa fuga degli Stati Uniti da Kabul il 31 agosto 2021, dopo vent’anni di “normalizzazione democratica”.
La Storia non avvisa. Agisce. E mette fine istantaneamente a verità sotto sequestro che sembravano eterne.
Come scrive Vladimir Ilyich Lenin :
“There are decades where nothing happens; and there are weeks where decades happen.”
– Alessandro Gombač –